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Un ferragosto diverso: provate con le erbe!!!
Mi piace rimanere in città nel mese di agosto, quando la vita riesce ad essere più docile e serena: niente code sulle tangenziali, niente file alle casse dei supermercati, più silenzio, ovunque, e soprattutto, un’aria più respirabile che ti invita ad uscire negli spazi pubblici e, magari, a fare un giro in bici sulle piste ciclabili, che negli altri periodi dell’anno sembrano trappole mortali, senza per questo rischiare di rimanere intossicati dai gas di scarico delle auto in marcia e ferme alle decine di semafori e rotatorie che regolano il traffico. E perché no, si potrebbe persino osare una passeggiata in auto sulle strade di scorrimento, spingendo un po’ più a fondo l’acceleratore, senza rischiar la pelle (facendo attenzione agli autovelox ed ai fotored), tanto per pulire gli iniettori della nostra auto costretti sempre alle marce corte.
Anche oggi, giorno di ferragosto, lo passo in città! Mi sono alzata presto e con Lucas, il mio cane, sono andata al parco e passeggiando, ho raggiunto l’edicola di turno ed acquistato la Gazzetta di Modena che, più che ad un quotidiano, assomiglia al blok-notes di radio bugadera (termine tipicamente modenese per definire le chiacchiere delle comari, che si trovavano alle fontane a fare il bucato), ma visto che la giornata nasce all’insegna del relax, non ho nessuna voglia di cimentarmi in letture impegnate.e così sia!
Rientro a casa e mi butto a gambe all’aria sulla poltrona in terrazzo. La posa non è certo degna di una signora, ma qualche volta, nell’intimità della mia casa mi permetto qualche licenza!
Apro il giornale che, nonostante sia scomodo da leggere per le dimensione dei suoi fogli, lo preferisco alla lettura delle stesse notizie sul web, perché mi lascia sulle mani quel leggero odore di petrolio che ogni volta mi riporta a quando bambina, la domenica, leggevo i titoli insieme al mio papà.
Bene, bene... i vigili del fuoco hanno organizzato un pranzo per le persone anziane che sono rimaste sole; ultime code in autostrada; cosa fanno i modenesi rimasti in città? Poi, sulla pagina nazionale, accanto alla notizia delle due medaglie d’oro conquistate dagli azzurri ai giochi olimpici di Atene, mi incuriosisce una strana faccenda: La salvia? Un allucinogeno.. Non ci avevo mai pensato, ma qualcuno, pare, se la sia fumata con straordinari effetti allucinogeni. Per questo, la Procura di Torino ha aperto un inchiesta ed il Ministero della Salute ne ha disposto il sequestro sul territorio nazionale! Tra me e me penso a quale potrebbe essere l’effetto del rosmarino!
Intanto sono arrivati alcuni amici che si fermeranno sino a stasera ed insieme cominciamo i preparativi per il pranzo. Ai signori spetta il compito increscioso di una buona grigliata; Silvana, la mia collega, prepara un dolce all’ananas ed a me rimane la scelta di un primo piatto! Me la cavo in cucina e quindi non è un compito gravoso. Vediamo di scegliere qualcosa di non troppo pesante ma tipicamente modenese, consono all’occasione! La giornata sembra un po’ giù di tono ed allora penso a cosa posso fare per sollevare il morale; ci sono, ho deciso: cucinerò un buon piatto di tortelloni di magro con burro e SALVIA. Preparo tutto l’occorrente e mentre faccio rosolare il burro butto un pizzico dell’erba nell’intingolo, ci penso un attimo, e ne aggiungo un altro po’, condizionata dalla notizia letta poco prima! Vedi mai che..
E’ stato un bel pranzo, ci siamo divertiti ma non è successo nulla di strano. Forse la salvia bisognava proprio fumarsela!
Vado a preparare il caffè mentre gli altri si spostano sulla terrazza, al fresco. Non ci metto più di cinque minuti ma al mio ritorno dormono tutti. Persino Lucas (il mio cane) al mio richiamo apre un occhio ed allunga il muso per stendersi ancor di più. Cielo!!!!!! Non sarà per colpa della salvia? Riprendo il giornale e leggo attentamente gli effetti collaterali: esperienza terribile simile ai deliri da febbre altissima, avvertimento consapevole di sensazione di morte. Lì a fianco, i miei amici respirano bene, anzi, russano profondamente. Butto l’occhio sulla tavola, ancora apparecchiata, e mi convinco che la loro beatitudine sia dovuta al principio del LDS (Lambrusco di Sorbara) le cui bottiglie - vuote - sono ancora lì.
Non mi resta che inforcare gli occhiali ed immergermi in una sana lettura. La giornata movimentata finisce per essere una giornata di riposo.
Ma stasera.nessuno mi frega, ritorno ai metodi tradizionali. Per cena è obbligatorio un piatto assolutamente esotico: insalata di gamberi con avocado e SEMI DI PAPAVERO!!!!!
Liliana
La vergogna di essere uomini
Oggi ammiravo le povere magre piante del giardino, sopravvissute alla furia devastatrice della cupidigia di un esercito di ignoranti, che finalmente avevano trovato il coraggio di rifiorire dal polveroso cumulo di detriti sparsi sulla terra indurita e dalla polvere di cemento penetrata nella linfa inaridita del loro cuore e le sentivo sorridere, sussurrando parole invisibili che solo gli uccelli riuscivano a comprendere.
Anch'io sorridevo e le guardavo con comprensione, capivo la loro sofferenza antica e la pur timida, ma ritrovata speranza, Sentivo il riposo delle radici che con coraggio avevano cercato rifugio nelle profondità del terreno offeso.
Improvvisamente si è fatto silenzio e gli uccelli sono volati via da quel silenzio che si è riempito del rombo di macchine spaventose e di voci disumane e gli alberi hanno cominciato a cadere: tagliati, segati, strappati dalle viscere della terra crollavano uno ad uno, i loro corpi vicini l'uno accanto all'altro in un disegno scomposto e urlante d'impotenza, nella loro rabbia silenziosa, che nelle mie orecchie risuonava come un boato.
Ho immaginato che le loro radici uscissero dalla terra per trasformarsi in agili gambe adatte a correre , per vederli scappare via, ma non è successo nulla.
Ho immaginato che spuntassero improvvisamente grandi ali verdi, che permettessero loro di librarsi liberi nel cielo, ma la magia non si è realizzata, nulla è andato così.
Ho immaginato che un fulmine si abbattesse su quegli uomini e quelle macchine, mandando in fumo il loro accanimento, ma il cielo era terso e il mio sogno si è perso nel pensiero.
Sono rimasta lì a guardare e soffrire con quegli alberi, perché ciò che colpiva i miei occhi e le mie viscere è stato il grido silente del muto dolore che sibilava da quei corpi già martoriati, scampati ad altra condanna, ma che solo io con orecchie invisibili udivo.
Ho rimpianto un'antica legge in cui il condannato a morte sopravvissuto veniva graziato e mi sono chiesta perché l'uomo non sa cogliere mai l'attimo, il momento in cui fermarsi e avere il coraggio di recedere.
Le generazioni future ci giudicheranno e diranno di noi che eravamo barbari torturatori e non avranno torto.
Oggi mi sono vergognata di essere uomo.
Antigone
Bisogna avere fiducia. - racconto con morale
C'era una volta un ragazzo nato con una grave malattia... Una malattia di cui non si conosceva la cura...
Aveva 17 anni, ma poteva morire in qualsiasi momento... Visse sempre in casa sua, con l'assistenza di sua madre... Stanco di stare in casa, decise di uscire almeno una volta...
Chiese il permesso a sua madre. Lei accettò. Camminando nel suo quartiere vide diversi negozi. Passando per un negozio di musica, guardando dalla vetrina, notò la presenza
di una tenera ragazza della sua età. Fu amore a prima vista. Aprì la porta ed entrò guardando nient'altro che la ragazza. Avvicinandosi poco a poco, arrivò al bancone dove c'era la ragazza. Lei lo guardò e gli disse sorridente: "Posso aiutarti?"
Nel frattempo egli pensava che era il sorriso più bello che avesse mai visto nella sua vita.
Nello stesso istante sentì il desiderio di baciarla. Balbettando le disse: "Si, eeehhhmmm, uuuhhh...mi piacerebbe comprare un CD". Senza pensarci, prese il primo che vide e le diede i soldi. "Vuoi che te lo impacchetti?" - Chiese la ragazza sorridendo di nuovo.
Egli rispose di si annuendo; lei andò nel magazzino, tornò con il pacchetto e glielo consegnò. Lui lo prese ed uscì dal negozio.
Tornò a casa e da quel giorno in poi andò al negozio ogni giorno per comprare un CD.
Faceva fare il pacchetto sempre alla ragazza e poi tornava a casa per riporlo nell'armadio.
Egli era molto timido per invitarla ad uscire e nonostante provasse non ci riusciva.
Sua madre si interessò alla situazione e lo spronò a tentare, così egli il giorno seguente si armò di coraggio e si diresse al negozio. Come tutti i giorni comprò un altro CD e come sempre lei gli fece una confezione. Lui prese il CD e, in un momento in cui la ragazza era distratta, posò rapidamente un foglietto con il suo numero di telefono sul bancone; dopodichè uscì di corsa dal negozio.
Driiiiin !!! Sua madre rispose al telefono: "Pronto?", era la ragazza che chiedeva di suo figlio; la madre afflitta cominciò a piangere mentre diceva:
"Non lo sai?...è morto ieri". Ci fu un silenzio prolungato interrotto dai lamenti della madre.
Più tardi la madre entrò nella stanza del figlio per ricordarlo. Decise di iniziare dal guardare tra la sua roba. Aprì l'armadio. Con sorpresa si trovò di fronte ad una montagna di CD impacchettati. Non ce ne era nemmeno uno aperto.
Le procurò una curiosità vederne tanti che non resistette: ne prese uno e si sedette sul letto per guardarlo; facendo ciò, un biglietto uscì dal pacchettino di plastica.. La madre lo raccolse per leggerlo, diceva: "Ciao!!!Sei bellissimo! Ti andrebbe di uscire con me??
TVB...Sofia." La madre emozionata ne aprì altri e trovò altri bigliettini: tutti dicevano la stessa cosa.
Morale: Questa è la vita, non aspettare troppo per dire a qualcuno di speciale quello che senti. Dillo oggi stesso. Domani potrebbe essere troppo tardi. Questo messaggio è stato scritto per far riflettere la gente e così, poco a poco, cambiare il mondo.
Se credi che sia importante che il mondo cambi, manda questa storia a tutte la persone a cui vuoi bene e che stimi!!!! Questo messaggio è per dire "sei speciale": fai quello che ho fatto io e manda questo messaggio ADESSO, senza perdere tempo, non domani perché ricorda...potrebbe essere tardi... Bacia coloro che ami e farai delle magie!
Con l'amore tutto è possibile. In bocca al lupo.
Questa è una traduzione dallo spagnolo. L'originale del New England ha fatto
il giro del mondo 10 volte. Adesso è arrivato a te.
Angeletto
Il cerchio
L’AMORE È UN CERCHIO E IL CERCHIO È SENZA FINE”.
Proverbio russo, citato da Tanith Lee in “Volkhavaar” (ed. Libra)
Ho una piccola storia vera da raccontarvi.
Il piatto è fresco, ma come e quando sia stato cucinato non lo so. Forse qualcuno può aiutarmi a capire.
Qualche giorno fa sono andato a trovare una coppia di amici che non vedevo da quasi vent’anni.
Il Natale scorso, avendoli già sentiti per telefono altre volte, ho pensato di inviare loro, anziché la solita cartolina, quanto ho delle mie opere in libri editi.
Una volta iniziato il discorso sull’hobby della scrittura, mi hanno raccontato di un loro amico poeta, del quale sono stati raccolti i vari scritti per farne un libro purtroppo postumo, una copia del quale mi hanno regalato. Parlandone, il mio amico mi ha anticipato che lo stile dell’autore, mancato nel marzo del 1988 a 47 anni, aveva, in certi casi, delle affinità con il mio.
Io ho ripreso in mano quel libro un paio di giorni dopo e leggendone alcune pagine ho cominciato a realizzare che le affinità non erano solo stilistiche; e non mi hanno colpito solo quelle di titoli e contenuti, cosa che comunque hanno reso lucidi gli occhi di mia moglie mentre leggeva le due poesie dedicata alle rispettive mamme.
Il fatto che mi ha costretto a ragionare sugli “indizi” è che ho cominciato a scrivere con un certo stile un discreto numero di poesie nello stesso periodo, una dietro l’altra, anche tre o quattro al giorno, pur lavorando. E le ho scritte senza troppe esitazioni, rendendomi conto magari dopo mesi quanto il loro significato fosse anche più apprezzabile di quanto mi era parso subito dopo la stesura. Il periodo è l’estate del 1988.
Oltre a questo, voglio sottolineare un altro aspetto, forse inscritto in quanto detto sopra, o parallelo, o seguente una strada del tutto estranea e non più importante.
In quell’anno, scrissi la poesia “Amico sconosciuto” dedicata ai berlinesi, immaginando una nevicata tale da superare in altezza il muro con il suo manto bianco, sebbene l’abbia scritta ad agosto. La considero un anello di congiunzione dallo stile prosaico e prolisso dei primi lavori al quasi ermetismo di quelli che seguirono. Scese sulla carta con una facilità che già allora mi lasciò sorpreso. Inutile ricordare cosa accadde l’anno dopo proprio all’inizio dell’inverno. Non so se in Germania nevicò in modo degno di citazione (mi pare di no e nemmeno in Italia), ma se non sbaglio fu dicembre il mese durante il quale venne abbattuto definitivamente il muro.
Lo so, non è cosa degna di essere citata a Stargate o a Misteri, o su qualsivoglia rivista del sensazionale. Se pochi mesi prima delle olimpiadi del 2008, si ipotizzasse la fine del regime dittatoriale in Cina nessuno penserebbe ad una profezia. (Opss!).
Ma mettetevi un attimo nei miei (capienti) panni e nel farlo tenete in mano un opuscolo del Premio Città di Torino, consegnatomi dal Sindaco qualche mese prima quale finalista (assieme ad una piccola Mole Antonelliana come trofeo, la cui punta a stella si ruppe come accadde a suo tempo all’originale, ma non credo sia successo solo a me: era troppo sottile! Inoltre se parlo anche di Torino, non so quante pagine...).
Ascoltate l’applauso di chi forse già sospettava ma ancora non sapeva che, di lì a poco, quella poesia non sarebbe stata più solo una speranza. Quell’applauso risuona ancora nel mio cuore, ancor più ricordando che a vincere il 1° premio fu una ragazza mia dirimpettaia per anni. La sua poesia era dedicata alla nonna mancata da poco, se non ricordo male, nonna che conosceva la mia, mancata anch’essa all’inizio di quell’anno. Quel giorno, fra laltro, ero praticamente ancora in luna di miele, pur essendo in città.
Questo grazie a quella poesia, scartata, per la mia intempestività, dalla partecipazione al premio per la Pace.
Forse ho divagato troppo, rispetto alla spina dorsale della storia, ma quando penso alla storia dell’uomo, alla vita di ognuno di noi, non vedo una linea retta. Mi sembra più un cerchio. Un cerchio non disegnato, senza il ghirigoro che tradisce comunque, che riporta gli occhi e la mente lì dove tutto ha avuto inizio, ma solo in apparenza.
Se mi credessi un emulo di Nostradamus, non dovrei dire che la mia carriera di profeta è finita con “Amico sconosciuto” e spero di non scrivere altro che poesie, d’ora in poi. Anche se alcune potranno inevitabilmente sembrare dei presagi, tranquilli, state seduti al vostro posto, non premete il pulsante sotto il vetrino, posate il cellulare: è solo un retaggio della mia passione per la fantascienza (e fantasy) d’autore.
Non ho scritto questo con l’idea di stupire a tutti i costi e non ho preparato un finale col botto.
Credo sia più che altro un’esperienza utile ad alimentare la mia curiosità, a valutare, da un gradino più alto, i dati che sensibilità e fortuna si degneranno di passarmi ancora e se può essere utile anche ad altri nello stesso modo, immagino basti per ripagarne il tempo speso.
FRANCO M.
Son finite le vacanze
Eh si, son proprie finite le vacanze. Quando parto a luglio con le mie dieci valigie, settemila bikini e molto altro ancora mi sembra di avere un sacco di tempo davanti a me. A settembre,(quest’anno ottobre inoltrato in verità) invece, mi chiedo sempre come siano passate così in fretta. Domani devo iniziare a rifare le valigie. Come farò a farci stare tutto? Ho speso una fortuna in caftani, infradito, abitini in lino e poi non ho resistito davanti a quella vetrina piena di biancheria intima...
Non voglio tornare a casa, non voglio, non voglio, non voglio.
Voglio restare qui a godermi ancora il mio mare ed il mio sole e la sabbia che mi scorre fra le dita.
Voglio uscire la sera con le mie amiche a mangiare lo yogurt ricoperto di Nutella a Ischia Ponte.
Voglio andare ancora a casa di Rita che fa dei krafen buonissimi.
Voglio restare a chiacchierare in piazza tutta la notte con vecchi e nuovi amici, senza preoccuparmi se si fa tardi, tanto la sveglia qui neanche l’ho portata.
Voglio andare ancora su quella altra isola del golfo, dove ho trascorso giorni assolutamente meravigliosi….
Voglio rivedere la festa di Sant’Anna con le barche addobbate ed i fuochi d’artificio.
Voglio restare ancora seduta di notte sul terrazzo a guardare il cielo in attesa di vedere una stella cadente per poter esprimere il mio desiderio, sempre quello, sempre lo stesso.
Voglio alzarmi e trovare mamma che traffica in cucina ed il caffè pronto.
Voglio andare ancora con Andrea a scegliere il primo regalo da fare alla sua Carmen, è stato così dolce quando me l’ha chiesto.
Voglio sedermi ancora nel bar di Giulio a guardare vecchie foto dell’isola, rivederla quando qui non c’era nulla da vedere. Niente case, né strade, ma ugualmente bella e maestosa.
Voglio entrare ancora in quella boutique e scoprire che la proprietaria è una mia vecchia compagna di liceo, e voglio sorridere e ridere ancora con tutti i nostri: “ma ti ricordi di quella volta che….?”
Voglio andare al cimitero (anzi papà, non vorrei, davvero non vorrei) a parlare con mio padre e mentre tiro via le erbacce e pianto nuovi fiori raccontargli dei miei vagabondaggi della mente, sapendo che avrebbe capito tutto ed accettato tutto senza giudicare e senza fare domande.
Tutto questo vorrei rifare e molto altro ancora.
Non sono salita sulla cima dell’Epomeo e non sono andata ai Poseidon. Non ho mangiato il gelato da Calise e neanche ho provato il suo caffè shakerato.
Riuscirò a far passare l’inverno più in fretta e più serenamente se penserò a tutto quello che mi aspetta la prossima estate.
Sto per tornare a casa e ridiventerò una maniaca dell’ordine. Sto per tornare a casa dove il profumo del mare non si sente e non si riesce neanche ad immaginare.
Torno al lavoro. Torno dai miei ragazzi, che di certo non avranno voglia di parlare in inglese con me perché negli occhi e nel cuore hanno ancora il ricordo delle vacanze.
Torno dalla mia amica del cuore con cui passerò bei momenti davanti ad una tazza di caffè o al cinema.
Torno in palestra e me ne vado a correre con Pina sperando di smaltire i due kg che la cucina di mamma mi ha regalato.
Torno a casa e resisterò solo perché so che posso tornare qui sulla mia isola, la mia malìa, quando voglio.
Tornerò… , tornerò tutte le volte che la terraferma mi starà stretta, e tutte le volte che il desiderio di guardare Capri dal terrazzo diventerà irresistibile.
Tornerò quando un abbraccio di mamma mi sembrerà l’unica cosa per cui vivere.
mareblucobalto
Mentre ascolto l'Adagio di Albinoni
Il mio ufficio ha le vetrate che girano intorno; di giorno entra la luce, spesso il sole, la sera il freddo e questa sera, fa freddo... non ho voglia di andare a casa, mi fermo ancora a lavorare. Mi bevo un altro caffè e ascolto l'Adagio di Albinoni...
Mi è venuta voglia di ballare stasera. Io non ballo, gli unici balli che faccio sono i lenti ma succede di raro.
Ecco, stasera avrei voglia di un ballo ad occhi chiusi, di respirare il profumo fresco di capelli, di pelle, di poggiare il viso fra un viso. Vorrei guardare dentro gli occhi, in silenzio leggere un anima e, in silenzio, far leggere la mia.
non è facile leggere un anima eppure, almeno una volta nella vita, lo sapremmo fare tutti, perchè c'è una volta nella vita in cui i cuori sanno parlare, le anime si ascoltano e si leggono, si raccontano...e quando questo succede, non si può dimenticare e soprattutto, si stenta a credere che possa succedere ancora.
Così si ha paura, si ha paura che sia solo frutto della fantasia, che sia un fantasma che ritorna, che non ci abbandona e i fantasmi a volte, fanno paura... fano paura perchè li vediamo anche quando non ci sono, sentiamo i loro passi, il loro profumo, sentiamo il loro sguardo fissarci, entrarci dentro e annegare dentro le nostre lacrime...e non possiamo far nulla per salvarli o per mandarli via, lontano.
Io ho paura dei miei fantasmi, forse perchè non ho mai conosciuto la paura e quando l'ho incontrata, mi ha fatto paura...mi ha fatto sentire debole, indifeso, mortale, perchè io ho sempre detto che non sarei mai potuto morire, invece un giorno sono morto e poi sono rinato. Se qualcuno mi avesse chiesto ma sei contento? Io avrei risposto di no, perchè un conto è vivere con la voglia di vivere, un altro è vivere con il dovere di vivere,sono due cose diverse, totalmente diverse.
L'Adagio di Albinoni sta ricominciando a suonare, forse è meglio che torno a lavorare...
Armando
Pensieri sparsi e confusi
Oggi mi sento come una foglia fragile, che se ne va lentamente cadendo per terra stanca ed esausta, non ho più la forza per continuare, tutto il male mi resta addosso…
Ora mi questo preciso istante capisco come non mai tutte quelle persone che si tolgono la vita perché non riescono più a fare i conti con la fatica di vivere, lo so fino ad ieri credevo che la vita meritava di essere vissuta e che ognuno di noi poteva vincere qualsiasi ostacolo, bastava volerlo, bastava crederci. Pensavo che chiunque poteva trovare un aiuto in qualcuno…qualcosa…oggi mi accorgo che questo non è vero, solo noi possiamo aiutarci, bisogna fare attorno a noi un po’ di silenzio per riflettere. Talvolta il silenzio è il grido della vita.
Quando arriva il momento in cui dobbiamo fare i conti con la realtà che la vita ci sbatte in faccia non è facile reagire, soprattutto se come oggi mi trovo di fronte a due strade che divergono, prendo quella meno affollata, quella che mi porta direttamente nel tunnel più buio il più pericoloso e quel che mi fa più paura è che n’avevo coscienza. Di fronte al vuoto, allo star sola mi sento assalita dalla paura di vivere, non riesco a star bene in questo mondo, comincio a cedere, a naufragare, mi allontano da me stessa, dalla mia interiorità. Non riesco a sorreggermi con le mie gambe ciò che cerco mi da un senso di vertigini riempo la mia anima con sensazioni di malessere, ossessiono la mia mente con il continuo ripetermi di come dovrei vivere. Prendo le distanze dal presente, pronuncio parole grosse contro di me stessa, autoaccusandomi, rimpiangendo l’unica cosa bella di questi ultimi mesi, amareggiandomi per gli sbagli, ma è tardi anche questo fiore ho spezzato ho il potere di distruggere tutto quello che tocco…Così nel tentativo di trovare una soluzione, a modo mio, incontro il sentimento del non vivere, un vivere senza la necessaria pienezza. Dentro di me si fa spazio un senso di vuoto e di solitudine, brancolo nella nebbia delle ipotesi dove tutto può o non può essere…così mi ritrovo nel tunnel buio, senza via d’uscita, insabbiata fino al collo…è qui che mi ha dato l’appuntamento l’angoscia dello smarrimento avverto la percezione d’inutilità di peso è come aver fino ad oggi sorseggiato la mia vita senza averne gustato il sapore. Mi ritrovo sola errante comparsa nella tragedia messa in scena nel teatro della mia vita!
So che ora devo rialzarmi che devo girarmi e trovare la via d’uscita ritornate al punto di partenza, ma è troppo buio intorno a me…
Soffio
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PRODOTTO DIFETTOSO
Alla Direzione di Zona
Oggetto: Rapporto su III pianeta, Stella 24, Quadrante B Alpha Centauri
Comunico di aver completato il periodo di sorveglianza sugli abitanti del pianeta indicato in oggetto. (50.000 rivoluzioni del pianeta).
L’ermafroditismo degli abitanti ha determinato un ritardo insanabile del probagno evolutivo e una bassissima riproduzione.
La duplicità genetica e sessuale li rende praticamente immobili e contemplativi, di conseguenza anche l’evoluzione tecnologica è vicina ad incremento zero. Secondo le norme regolamentari andava attivata la procedura di eliminazione del pianeta e dei suoi abitanti.
Poiché gli investimenti di materia sono stati notevoli e le procedure di eliminazione sono oltremodo onerose, in base a protocolli operativi, ho provveduto alla operazione di separazione degli ermafroditi dalla quale sono derivati esseri di sesso maschile e esseri di sesso femminile.
Tali esseri presentano caratteristiche totalmente diverse dagli esseri di partenza ed in particolare:
1.Altissima capacità riproduttiva
2.Altissima aggressività multidirezionale
3.Altissima manualità
4 Altissima capacità di progettazione tecnologica.
Dette caratteristiche possono determinare in un periodo relativamente breve (da 5.000 a 10.000 rivoluzioni del pianeta) un progresso tecnologico tale poter danneggiare i nostri progetti il che indurrebbe a provvedere alla immediata distruzione del pianeta.
In merito l’analista psicologo-finanziario ha espresso parere nettamente sfavorevole alla distruzione, affermando “Non sprechiamo risorse questi si distruggono da soli".
Salvo diverso avviso di codesta Direzione di Zona, ritengo dovermi adeguare al parere espresso, in considerazione anche che, negli ultimi cent’anni, le osservazioni operate confermano che il probagno di autodistruzione è iniziato in maniera irreversibile.
Firmato: L’osservatore Gondrean - Demone di III Classe
Poeta
SETTE UNA SERA A CENA: Ipotesi di racconti noire
Il lungo rettilineo costeggiato da spennacchiati platani d’improvviso curva a destra e Lucio perde il controllo della rugginosa Citroen. Sul gibboso asfalto umido di pioggia la macchina ondeggia, dopo una lunga sbandata sfiora uno dei platani, impatta sulla cunetta e scivolando sulla erba bagnata termina la sua corsa in un covone di fieno….
Ecco un inizio tipico di un racconto horror :
1.L’incidente d’auto in una strada deserta e sotto la pioggia
2. Le prime ombre della notte che avanzano
3.Il protagonista che abbandona l’auto e si avvia lungo la strada –direte voi- no l’imbecillone si inoltra nel bosco e non si accorge che la colonna sonora è aumentata di volume con sonorità alla Goblin (quello di Dario Argento)
4. La casa nel bosco fiocamente illuminata
5.Gli abitanti della casa hanno una aria minacciosa e sono molto pallidi e il nostro imbecillone entra, accetta l’invito a cena e a fermarsi per la notte (ma non poteva chiedere di telefonare al soccorso stradale no!!!!)
6.A questo punto diverse variazioni sul tema (Vampiri, Cannibali, Fantasmi) ma la fine è sempre la stessa ……il nostro imbecillone fa una brutta fine.
Ecco cosa succede a non leggere e a vedere in TV solo gli spettacoli con le letterine.
Ma un racconto horror lo devo scrivere! Mi è venuto un titolo così accattivante che ci azzecca con un racconto horror!
Ed allora fatti venire qualche idea e lascia perdere l’inizio tipico che così ti becchi un commento negativo: “Luoghi comuni” .
I Vampiri sono inflazionati… ed allora non restano che i fantasmi, il demoniaco, l’antropofagia. Animali feroci tipo Cujo di King……. non ci riesco, voglio troppo bene ai cani…. Quindi mettiti al lavoro e fatti venire qualche idea.
Ehhh è una parola …. Ma come c***o mi è venuto sto titolo “Sette una sera a cena” era molto meglio “Metti una pera a cena” storia di tossici e così l’ambientavo a San Patrignano o anche “Metti un cero a cena” storia di un appuntamento a lume di candela.
E poi sette personaggi come me l’invento…… la storia… altro casino..... ho il cervello atrofizzato …. Lo sapevo che se bevevo al raduno di Petritoli mi ci voleva tempo per ritornare in forma.
E il colpo di scena finale…. Dopo il libro di racconti noir da me ci si aspetta chissà che cosa!!!!!!!!
Mi devo inventare qualcosa di clamoroso …di unico se no poi mi arriva il commento … “finale fiaccoe questo sarebbe lo scrittore di noir, altro che Fetenti ... è una vera fetenzia " Cerca di sforzarti!!!!
E se facessi un patto con il Diavolo: la mia anima in cambio di un irrefrenabile talento letterario ?
Mi sa che non funziona.
La mia anima e cosa se ne fa !!!! Se esiste il Diavolo mi ha già beccato ….. Ne ho d'avanzo!!!!!
Poi è una storia scritta mille volte: ho successo, pubblico con Mondadori (si la casa editrice del Cavaliere!!!), vendo milioni di copie, diritti ceduti a Spielberg, Oscar per il soggetto e sceneggiatura e li a Hollywood, nel momento culminante, quando Bill Cristal apre la busta con il mio nome, arriva Lucifero (con la faccia di Al Pacino e doppiato da Giancarlo Giannini) e mi porta via mentre lancio un urlo senza suono e sul fermo immaginedel mio viso terrorizzato circonfuso dalle fiamme, compare la scritta FINE di color rosso sangue gocciolante
Sette una sera a cena… Ma che stupidata mi è venuta in mente…
Poeta
LO GNOMO E LA SCIMMIA
C’era una volta in una terra lontana uno gnomo che viveva in una foresta li esiliato dalla comunità degli gnomi perchè, per una sorta di malefizio, aveva una unica ragione di vita: raccogliere monete d’oro.
Anche in quella terra lontana lo gnomo, malgrado la condanna, ovunque vi fosse oro egli accorreva, con i suoi sortilegi e malefici, sottraeva l’oro agli esseri umani e li nascondeva in una caverna sorvegliata da un orrido mostro simile ad uno squalo.
La foresta dove lo gnomo viveva era un foresta molto particolare: gli alberi di cui era formata non erano di legno ma di metallo e questi alberi non avevano foglie ne davano frutti.
Grazie ai suoi sortilegi lo gnomo fece nascere dagli alberi metallici senza foglie, senza fiori e senza frutti, ombre e fumo che mandava in alto nel cielo per poi ricadere nelle case degli esseri umani del villaggio, per formare immagini di buone cose da mangiare e di persone allegre.
All’inizio gli esseri umani nel vedere questo fumo, queste ombre e queste immagini sorrisero. Dopo un poco si abituarono ad esse e non poterono più farne a meno anzi desiderarono avere tutte le cose mostrate in quelle immagini e per questo sprecavano tutti i loro miseri guadagni.
E così lo gnomo continuava ad accumulare oro nella sua caverna sorvegliata dallo squalo sempre più feroce sempre più famelico. Malgrado le ricchezze accumulate lo gnomo non era ancora soddisfatto.
Dopo aver depredato delle ricchezze tutti gli esseri umani di quella terra lontana voleva impossessarsi delle loro anime, dei loro pensieri, delle loro idee.
Insomma in quella terra lontana tutti dovevano pensare come lo gnomo.
E fu così che con un sortilegio potentissimo dalla foresta metallica uscirono ombre e fumo che volarono in alto nel cielo e poi ricaddero nelle case degli umani.
E le anime, i pensieri e le idee degli umani si dileguarono e tutti divennero schiavi dello gnomo.
Molti umani per poche monete d’oro si misero al servizio dello gnomo e vigilarono che nessun idea proibita nascesse nella mente degli umani.
Chi violava queste regole veniva portato nella foresta di metallo, legato ad un albero e poche ore dopo sommerso da quelle ombre e da quel fumo il malcapitato non aveva più idee, pensieri ed emozioni.
La vita in quella terra lontana così scorreva tranquilla, gli umani nascevano, vivevano e morivano senza emozioni, senza tristezza e senza gioia. L’unico scopo della vita degli umani era contemplare lo gnomo che accumulava ricchezze e bearsi di questo.
Una mattina di primavera arrivò in quelle terre lontane una scimmia, scappata dalla gabbia di un circo. Essa entrò nel villaggio. Le case erano tutte uguali, gli umani avevano tutti un sorriso stampato sulla faccia. La scimmia aveva fame e si avvicinò ad una casa.Stava portando via da un albero una mela quando apparve, tutto vestito di verde ed impugnando un lungo spadone, uno dei guardiani al servizio dello gnomo.
La scimmia addestrata nel circo con un balzo evitò il fendente della guardia e balzò in cima all’albero e cominciò a bombardare il guardiano con tutte le mele che c’erano sull’albero. Il guardiano con un fischietto chiese aiuto ed accorsero altri guardiani, insieme a quelli vestiti di verde arrivarono quelli vestiti di azzurro, i fedelissimi dello gnomo, quelli vestiti di nero, i più violenti, quelli vestiti di bianco i più timorosi.
La scimmia malgrado la folla di guardiani che circondava l’albero non si impressionò, anzi con maggior accanimento, continuò a lanciare mele e quando tutti i frutti finirono con un balzo superò la schiera di guardiani e iniziò a correre. I guardiani, per gli anni di vita comoda, erano tutti molto grassi e non riuscivano a tener dietro alla scimmia.
La scimmia cominciava a prenderci gusto e si prendeva gioco dei guardiani. Arrivata alle mura del villaggio la scimmia invece di scappare via cominciò a girare in tondo intorno alle mura.
La scimmia correva e i guardiani affannati dietro.
E la scimmia rideva, rideva rideva a crepapelle ed i guardiani urlavano urlavano sempre più flebilmente “Fermati! Fermati! Scimmia maledetta”
Attratti dalle risate e dalle urla, timidamente, alcuni abitanti del villaggio salirono sulle mura per capire cosa accadesse. E l’insolito spettacolo li attrasse e iniziarono a ridere anche loro a crepapelle quando alcuni guardiani, i più grassi, caddero nelle fosse del letame poste all’esterno delle mura.
Ed intanto altra gente saliva sulle mura per ammirare quello strano girotondo.
Qalcuno pensò di cominciare anche lui a correre in tondo intorno alle mura e prendersi gioco dei guardiani ormai boccheggianti. La schiera dei corridori con in testa la scimmia si faceva sempre più folta. Intanto per la velocità della corsa, per l’aria mossa dalle risate e dalle urla le ombre ed il fumo che aleggiavano sul villaggio iniziano a diradarsi e, come d’incanto nell’anima, nella mente e nel cuore degli umani tornarono le idee, i pensieri e le emozioni:
E tutti compresero che la colpa era dello gnomo.
Ma non fermarono la loro corsa e si addentrarono nel bosco di metallo, in testa al scimmia e dietro tutti gli abitanti del villaggio.
I guardiani intanto erano finiti tutti nella fossa del letame.
E ben presto arrivarono al castello dello gnomo che sorridente come sempre si avviò verso il suo devoto popolo.
E fu allora che tutti si resero conto cosa fosse lo gnomo.
Niente altro che un nano, con un sorriso falso stampato sul viso.
Ed allora gli umani iniziarono a ridere a ridere a ridere.
Lo gnomo si rese conto che era finita per lui ma tentò di salvare almeno le sue ricchezze e corse verso la caverna.
E li lo squalo, feroce e famelico come sempre, lo ingoiò con un solo boccone e si immerse a protezione della caverna.
Dopo qualche minuto sulle onde del mare, sputati fuori dallo squalo, galleggiavano la dentiera, la parrucca e lo scarpe con il rialzo dello gnomo.
E da allora, dopo aver demolito la foresta di metallo, gli abitanti di quella terra lontana vissero felici e contenti.
LARGA LA FOGLIA STRETTA LA VIA DITE LA VOSTRA CHE HO DETTO LA MIA...
Poeta
CIN CIN....
Ciao a tutti
e quando dico tutti intendo tutti, nessuno escluso...
Stasera, già lo so, è una di quelle sere che imparerò a memoria il cielo...
Ho un vulcano al posto della testa, sempre in movimento, sempre in eruzione di pensieri, di ricordi, di progetti... sì di progetti.
Ne ho davvero tanti in pentola. Cuociono lenti nel mio pentolone, a fuoco basso per non bruciarsi. Ogni tanto li controllo, aggiungo un pò di sale, li giro, li rigiro e aspetto... aspetto che cuociano. Li mangerò piano, lentamente, uno ad uno.
Non lascerò neppure le briciole nei piatti.
Man mano che li andrò gustando brinderò coi miei commensali. Si alzeranno i calici e al posto del vino, sorpresa, le loro labbra sentiranno il sapore del sangue, del mio sangue che adesso sto versando e che conservo, perchè quando sarà il momento di brindare sia invecchiato bene.
Lo conservo in una botte di ferro, dentro di me, così non fa la ruggine.
M'immagino già i visi e lo stupore. M'immagino già il sottile terrore che ognuno proverà quando capirà che è venuto il momento del suo "cin cin..." con me,occhi negli occhi.
Avrò il volto sfregiato, il cuore piagato dalle ferite delle lame, la carne rattrappita dalle rughe,i capelli bianchi e la barba forse ancora un pò nera, ma sotto sarò sempre io.
Avrò il tono delicato, la voce calma, pacata, cortese. Spezzerò il silenzio con un colpo di tosse secca, da fumo, ingoierò il catarro in silenzio così come ho ingoiato tutto ciò che ho ricevuto nella vita, sempre...
Adesso sembrano le parole di un pazzo, non fanno paura, forse fanno ridere, fanno pensare poverino o addirittura fanno arrabbiare... eh eh eh come si arrabbiano presto le persone quando non sanno cosa dire. Io invece non mi arrabbio più adesso, aspetto. Soltanto il tempo potrà darmi ragione, la ragione che ho sempre avuto, sempre e adesso più di allora... E io lo aspetto il tempo. Chi ha tempo non aspetti tempo...e siccome io tempo non ne ho, posso aspettarlo. In silenzio, in compagnia di parole che una sera m'invento, tirate fuori dal fondo di un bicchiere dove stavano a riposare, ferme, anche loro aspettavano...
Mi viene in mente un film, dove c'era un pagliaccio che teneva un palloncino, e i bambini diventati adulti ormai, avevano paura, li stava andando a cercare, uno ad uno... IT
e io andrò a cercare i miei invitati e mangerò e brinderò con loro, champagne fra i pasti e finto vino, alla fine... sorsi di sangue amaro, invecchiato dentro il corpo di un uomo e come gli animali sentirò il rumore della paura uscire dalla pelle, sentirò i battiti battere impazziti e vedrò i visi fingere sorrisi, nel momento in cui avranno compreso, che il momento è arrivato...
Buonanotte a tutti e quando dico tutti intendo tutti nessuno escluso...
Armando
CANTARES - Base astrale dell’universo immateriale
Cantàres è uno stupendo pianeta situato ai confini estremi dell'universo conosciuto ed è abitato da esseri incorporei, superiori in quanto hanno raggiunto il nirvana o pace eterna, quindi le loro esigenze sono praticamente nulle, se rapportate a quelle terrestri.
La funzione di questo pianeta è quella del passaggio, inteso nel suo più ampio significato ed espressione, cioè:
- passaggio da uno stadio evolutivo ad altro stadio,
- passaggio da un punto all'altro dell'universo.
- passaggio da universo a universo.
Tutto questo avviene al di là delle leggi fisiche che voi conoscete.
A Cantàres, vengono preparati i "pionieri", coloro che dovranno essere destinati ad espletare le diverse funzioni in più parti del cosmo. Sulla Terra ve ne sono molti di Cantarosiani, ma la loro presenza è nella veste umana e quindi, non possono ricordare, durante la vita terrena, la loro effettiva provenienza, ad eccezione di alcuni casi sporadici.
Tutti però hanno la consapevolezza di essere al mondo per assolvere ad una missione, e cercano di farlo al meglio.
Sono quindi le colonne portanti dell'umanità in fermento verso il suo progredire.
È possibile riuscire a distinguerli, in quanto possiedono ed esprimono caratteristiche comuni in ciascuno di loro:
- la dolcezza,
- la disponibilità verso il prossimo,
- la voce melodiosa,
- un che di etereo nel comportamento,
- un'enorme forza interiore nascosta sotto un aspetto mite.
Caratteristiche queste acquisite su Cantàres, che portano con sé, ovunque vadano.
Il loro modo d'amare non è impetuoso come le rapide di un ruscello montano, ma placido e maestoso come l'acqua che scorre in un grande fiume, che attraversando le pianure, rende feconde le terre al suo passare
Così per loro l'armonia è il modo di essere e di proiettarsi verso il mondo esterno
L'armonia è intesa come legge universale che regola tutti gli universi.
A Cantàres vanno a rifugiarsi anche le anime di chi ha dovuto affrontare in vita un compito troppo arduo e faticoso ed abbisogna di riposo.
Trovano qui fra l'amore dei fratelli quella pace e serenità che non hanno trovato sui pianeti, che hanno abitato, e trovano qui la forza di ricominciare a prepararsi per un'altra missione o esistenza.
Le leggi dominanti su questo pianeta, al di là di quella universale, sono quelle dell'utilità, cosicché nessuno sia inutile, e non resti mai abbandonato a sé stesso.
Ciascuno deve dare il proprio contributo e, quando ne ha bisogno, lo riceve in cambio.
Hanno moltissimo da insegnare ai terrestri e ad altri abitatori dell'universo, hanno moltissimo da dare e lo fanno sempre, senza chiedere nulla in cambio, in quanto, hanno la consapevolezza di poter contare anch'essi, sull'aiuto dei fratelli in caso di necessità.
Non si innamorano fra di loro e non si sposano, né fanno figli, poiché questo pianeta è soltanto un passaggio, di conseguenza, non è un pianeta ciclico come la Terra, non è un pianeta regolato su leggi fisiche, ma appartiene alle leggi cosmiche e tutti gli esseri, prima o poi, ci andranno e ci resteranno, finché non sarà necessario che passino ad altre esperienze
Ecco perché il loro modo d'amare è universale e non individuale e, non ha altro fine se non quello di spargere i semi dell'amore, perché l'amore cresca e domini tutto l'universo, sostituendosi man mano al male, che rappresenta l'imperfezione
Gli abitanti di Cantàres sono incorporei, come pure incorporeo é il pianeta, gli studiosi della Terra riusciranno a captare questo pianeta, ma verrà definito una nebulosa e, data la lontananza (per i mezzi terrestri), non sarà possibile specificarne esattamente la composizione.
É comunque un pianeta fatto di materia, quale energia condensata al primi stadi, non come il pensiero, non come la luce o il suono, ma come lo spirito evanescente di un'anima, così come voi oggi riuscite ad immaginarla.
Tutto questo porta i cantarosianiad adattarsi a qualunque forma debbano assumere. Anche voi uomini della Terra, un giorno passerete per Cantàres e quel giorno sarà per voi indimenticabile e meraviglioso, in quanto vorrà dire che ormai sarete prossimi alla perfezione.
Potete accelerare questo momento, sarà soltanto necessario che spendiate bene la vostra vita, gettandovi alle spalle gli egoismi di cui si fregia la razza umana.
Il segreto sta nell'ascoltare la voce interiore della coscienza che tutti possedete e nel sapere che la vita sulla Terra è effimera, proprio come un batter di ciglia, una goccia nel mare, un respiro soltanto nel grande cuore cosmico.
Pace e serenità a voi, perché il vostro mondo ne ha molto bisogno
Luna d'argento
ARCHENA – La Terra del futuro

Oltre la luna di Danton esiste una galassia luminosa, piena di stelle e di soli luminescenti e fiammeggianti, da cui si irradiano energie che nutrono tutto l'Universo animico e materiale.
La luna di Danton è attraversata da sette veli che la celano alla vista di qualsiasi strumento l'uomo possa essere capace di costruire, ma la sua energia vibra più di 100.000 soli fiammeggianti e questa energia giunge fino all'uomo, che sa captarla ed utilizzarla per migliorare la vita sul pianeta.
Il suo ciclo è l’eternità, i suoi confini sono immensi e lentamente attraversa tutto l'universo trascinando nella sua scia pianeti e galassie instancabilmente, fino alla loro totale formazione.
La luna di Danton è la forza creatrice della natura dell'universo. E' lei che regola la vita, è lei che scandisce la morte, è suo il dominio dell'eterno ciclo universale e come una grande madre abbraccia tutto l'universo.
Dietro questa luna primigenia e matrice universale sta nascendo una galassia che permetterà all'universo di rigenerarsi e da questa galassia prenderanno vita nuovi soli, nuovi pianeti e nuovi mondi.
In ordine di tempo è poco più giovane della vostra galassia e ne prenderà il posto quando la via lattea si spegnerà, per estendersi ed espandersi in un'altra zona dell'universo.
Su alcuni di questi nuovi mondi ci sarà vita umana e tutto si manifesterà come all'inizio della Terra, così tutti coloro che non hanno saputo o voluto evolversi avranno la possibilità di tornare per ricominciare daccapo e concludere la propria esistenza. Tutto come milioni di anni fa per continuare l'eterno ciclo.
L'universo è come un grande corpo che si rigenera nelle sue cellule e le cellule morte lasciano il posto alle nuove, più vitali, in un ciclo senza fine. così tutto rientra nell'eterno ciclo del divenire.
Questa galassia non ha ancora nome poiché oggi è come un embrione nel ventre di sua madre e si sta lentamente formando, traendo la sua nuova vita dai soli che muoiono per lasciarle il posto.
Il suo nome attuale, comprensibile ai terrestri è ARCHENA che significa forza e luce e ARCHENA a sua volta, un giorno potrà dare vita autonoma alle proprie cellule che ora si stanno organizzando per fare posto alla vita umana.
Fra le miriadi di stelle in formazione, ci sarà posto per un pianeta azzurro che non si chiamerà Terra, anche se la sua costituzione è come quella della Terra e sarà ricco di vita animale e vegetale e l'acqua sarà la fonte di questa vita, ma sarà di un salto più evoluto della Terra su cui tutti noi alberghiamo oggi.
Sarebbe necessario sapere che quando si parla di vita, l’uomo si limita a pensare alla vita umana o animale, mentre invece tutto l'universo pullula di vita, dal più luminoso sole al più brullo e freddo asteroide. Dalla più grande luna esistente al pianetino più sassoso del cosmo intero.
La vita è energia e l'energia è vita in tutte le sue forme.
Se si impara a comprendere appieno questo concetto, si comprende che l'energia è amore e che l'amore è il motore dell'universo e chi sa vivere di questo amore non morirà mai perché tornerà nel magma universale per ricostruire se stesso e in parte un po' di quell'universo d'amore da cui tutto ha avuto origine.
Vi lascio dandovi appuntamento sulla Terra del futuro, vi aspetto e sono certa che ci riconosceremo quando ci ritroveremo su ARCHENA.
Luna d'argento
Tharos il pianeta della melodia
Tharos, è un pianetino piccolo e molto lontano dalla Terra, oltre ogni dove. mai raggiunto dai mezzi che l'uomo possiede oggi per viaggiare nell'universo.
Tharos ha un nucleo centrale di energia pura, condensata e le sue leggi fisiche non hanno eguali sulla Terra.
La traiettoria che compie nella sua rivoluzione intorno alla sua stella fissa fa si che il tempo non sia calcolato in anni, ma sia incalcolabile, perché la traiettoria è capricciosa e non segue schemi prestabiliti, così cambiando di volta in volta il suo percorso, tutti gli altri pianeti del sistema si adeguano ed inventano nuovi percorsi e traiettorie, come se giocassero fra loro, ma non si scontrano perché se dovesse capitare si attraverserebbero, creando un'onda energetica vibrante e melodiosa, che a sua volta genera emozioni e percezioni, che arricchiscono di facoltà sensorie percettive i loro abitanti.
Questa pianeta è fatto di giochi e riflessi luminosi, che si dividono in innumerevoli colori brillanti, mettendo in mostra la sua superficie che non appare sferica, ma poliedrica.
Il sole da cui trae luce si chiama Mizar e trasmette una luce diffusa in modo uniforme e multicolore, spandendosi in ogni angolo del pianeta che non vive mai la notte, perché non esistono zone d'ombra.
Questo fenomeno è dovuto alla capacità di Tharos di catturare la luce ed attraverso il proprio nucleo rifrangerla moltiplicandola, proprio come avviene in un gioco di specchi infinito.
Non ha lune, ne satelliti, è solo ed unico, inimitabile.
Nella sua rotazione veloce e continua, compie un'ellissi e nei periodi in cui questo moto lo porta più lontano da Mizar e Tharos si ritrova immerso nello spazio profondo, in quel particolare periodo finalmente la luce si attenua ed è possibile bearsi dall'osservazione di una volta stellata, particolarmente ricca e luminosa.
Luna d'argento